Incerto, come l'inquietudine d'inverno

Ognuno di noi è un concentrato di vicissitudini. Spesso releghiamo le nostre esperienze nella cassaforte della memoria. Così, se vogliamo, inseriamo il codice e tiriamo fuori quello che ci serve. Ognuno di noi tiene la sua vita in un bel posto. Può essere il posto dei ricordi,può essere il posto del dimenticatoio, può essere il posto di un altro. Esistono tanti bei posti situati in un bel posto. Se solo riuscissimo a scovarlo...senza prenderlo in quel posto!
martedì, 26 giugno 2007

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Artist: Gerardina Trovato
Album: Gerardina Trovato
Year: 1993
Title: Ma Non Ho Più La Mia Città
 


Venne il giorno che le dissi
tu Catania non mi basti
dei miei sogni che ne hai fatto
me li hai chiusi in un cassetto
e sognavo di partire
di trovarmi in un bel posto
per poter riaprire
quel cassetto ormai nascosto
chiuso con delle catene
pieno ormai di ragnatele

Mi dicevi da bambina
guarda sempre quelle stelle
basta sai vederne una
che va giu', tutto s'avvera
quante stelle avro' contato
quante ne ho viste cadere
ma l'America e' lontana
ma l'America, l'America
era questo sai il mio sogno
di volare su New York.

E adesso sto cantando
e ancora sto sognando
ma sempre dalla mia citta'.
Non e' cambiato niente
tutte le notti aspetto
ancora una stella cadente.

E cosi' presi quel treno
mi fottevo di paura
mi portai solo il cassetto pieno ormai di ragnatele
E cosi' arrivai in quel posto
fatto tutto di motori
mi mancava la mia spiaggia
mi mancava la tua faccia
che ogni notte mi portava
a guardare i pescatori.
E adesso sto cantando
e ancora sto sognando
ma non ho piu' la mia città

Non e' cambiato niente
tutte le notti aspetto ancora
una stella cadente.
E adesso sto cantando
e ancora sto sognando
ma non ho piu' la mia citta'.
Dove vivo non c'e' il mare
sulle case sempre neve
solo nebbia e vento freddo
sopra il grano scende pioggia
ma le strade sono bianche
non c'e' terra e non c'e' sangue
penso ancora alle parole
scritte in alto sul giornale:
chi non ha paura di morire muore una volta sola.

E adesso sto cantando
e ancora sto sognando
ma non ho piu' la mia citta'
non e' cambiato niente
tutte le notti aspetto
ancora una stella cadente
E adesso sto cantando
e ancora sto sognando
ma non ho piu' la mia città...

Questa è una canzone che mi piace tantissimo. In questo periodo la vado ascoltando. E poi è perfetta per il mio blog... "e sognavo di partire, di trovarmi in un bel posto..."

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martedì, 26 giugno 2007

Il posto del coming out

Nel mondo LGBT il coming out è un'espressione usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente la propria omosessualità o la propria identità di genere.

Questa espressione deriva dalla frase inglese coming out of the closet ("uscire dal ripostiglio" o "uscire dal nascondiglio", ma letteralmente "uscire dall'armadio a muro"), cioè "uscire allo scoperto". In italiano è stato tradotto come "uscir fuori" (ad esempio: "a che età sei uscito fuori?") e "venir fuori", ma le forme italiane non sono riuscite a prevalere su quella inglese, a differenza di quanto è accaduto con altre lingue come con lo spagnolo salir del armario e il francese sortir du placard. L'espressione abbreviata comunemente usata, coming out, ha un contenuto ironico, in quanto era – e in parte è ancora – l'espressione usata per indicare il "debutto in società" di una giovane adolescente, di solito al ballo delle debuttanti.

In Italia, l'espressione coming out, che indica una scelta deliberata, è molto spesso confusa con outing, che indica invece l'esposizione dell'omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata.

L'opposto di una persona che ha fatto coming out ("dichiarata") è indicata nel gergo gay col termine "velato".

Il coming out, per chi lo vive, è un processo generalmente mai concluso, in quanto, nella vita, si conoscono sempre nuove persone e ogni volta si deve decidere se, come e quando dichiararsi. Di questo processo si tendono ad identificare due fasi; la prima, chiamata anche coming out interiore, e la seconda, quella più conosciuta, in cui l'individuo si dichiara alla società.

La prima è il momento in cui un individuo si rende conto di avere sentimenti e/o desideri sessuali per persone dello stesso sesso, diventa cosciente di ciò ed impara ad accettarli come una parte integrante della propria personalità. Questo primo momento è di solito caratterizzato da una forte carica emotiva ed è fonte di stress. Ciò è dovuto in parte perché è un momento in cui l'individuo si mette – o rimette – in discussione, ma, soprattutto, perché la nostra società tende alla eteronormatività, tende cioè ad escludere, negandoli o vestendoli di un'immagine negativa, tutti quei comportamenti che si allontanano dalla eterosessualità. Quanto più è forte all'interno di una società questa spinta a negare la legittimità di comportamenti che si allontanano da quelli considerati "canonici", tanto maggiore sarà lo stress vissuto dall'individuo, anche per la mancanza di esempi positivi da seguire per riuscire ad integrare questi nuovi sentimenti e pulsioni all'interno della propria identità. In una prima fase spesso si cerca ogni indizio che possa dimostrare il contrario di ciò che si sta scoprendo. Una volta che si è preso atto che "non c'è niente da fare" si passa all'accettazione della propria condizione.

Questa seconda fase, a meno di non essere famosi e di fare coming out attraverso i media, è un processo graduale e mai concluso. Le ragioni del coming out possono essere politiche ma anche pratiche: quando si è ormai dichiarato la propria appartenenza ad una minoranza non si ha più lo stress di doversi nascondere e si può godere delle piccole gioie della vita a viso aperto; alcuni studi hanno provato che il grado di visibilità di una persona in un gran numero di situazioni sia fortemente correlato con una mancanza di stress e di nevrosi. Inoltre, la conclusione di questa fase porta generalmente ad una crescita interiore, soprattutto in termini di sicurezza in sé stessi.

Per quanto sia chiaro a tutti che il coming out verso la società può avvenire in un qualsiasi momento della vita dell'individuo, cioè quando lo stesso si sente pronto o ne sente la necessità, è meno risaputo che anche il coming out interiore può avvenire in diversi momenti. Contrariamente a quello che si crede non esiste "un'età del coming out"; il coming out interiore può avvenire nell'infanzia (ad esempio durante l'asilo), nell'adolescenza o nell'età adulta ed ogni periodo della vita dell'individuo presenta problemi e caratteristiche proprie. Il momento dipende anche dal grado di omosessualità dell'individuo, cioè se è "completamente" omosessuale, oppure bisessuale.

Nell'infanzia, il problema più grande è sicuramente la mancanza di mezzi psichici per affrontare il problema e generalmente mancano totalmente i mezzi di paragone. Un esempio: in tutte le favole la bella di turno aspetta il cavaliere per godere del "...e vissero tutti felici e contenti". Eccezioni non ce ne sono, a meno di qualche esempio positivo in famiglia e quindi mancano generalmente persone adulte con cui aprirsi e parlare.

Durante l'adolescenza, l'individuo ha più mezzi psichici del bambino per affrontare il problema ma è anche un periodo molto confuso della vita in cui si va incontro a grandi cambiamenti, sia fisici che psicologici e sociali. Ciò aggiunge stress a stress non facilitando il processo. Una famiglia (e non solo) spesso poco propensa all'espressione libera dell'individuo tenderà a bollare la cosa come "è solo una fase, passerà", lasciando all'adolescente l'impressione che i suoi sentimenti non siano presi sul serio.

Nell'età adulta, il coming out è per certi versi più facile in quanto l'individuo, è generalmente psicologicamente più forte e i problemi hanno più spesso a che fare con il vissuto dell'individuo.

Per il coming out ci sono dei veri e propri codici di comportamento, forgiati dalle esperienze di persone che, in tempi successivi, hanno giudicato il proprio coming out non appropriato o più stressante del necessario. Generalmente si sconsiglia di fare coming out durante le vacanze e in momenti di stress, come durante un litigio.

Il coming out è un processo spesso graduale. È comune fare coming out prima con un amico o un familiare fidato, e successivamente con gli altri. Alcune persone sono "out" sul posto di lavoro, ma non con le proprie famiglie, e viceversa. Inoltre, il coming out non si fa una sola volta, ma è necessario farlo con ogni nuova conoscente e situazione.

Prerequisito al coming out con gli altri, è fare coming out con sé stessi, cioè ammettere di essere gay, lesbiche, bisessuali, transgender o eccitati da forme sessuali non convenzionali. Questo è il primissimo passo nel processo di coming out: spesso richiede una ricerca interiore o un'epifania personale. Molte persone gay, lesbiche e transgender attraversano un periodo prima del coming out durante il quale credono che il loro orientamento sessuale, o i loro sentimenti crossgender siano una "fase", che siano modificabili, o rifiutano i propri sentimenti per ragioni religiose o morali. Fare coming out con sé stessi termina quel periodo di ambiguità e dà il via al processo di autoaccettazione

Outing

L'atto di rivelare l'orientamento sessuale di una persona non visibile, contro la loro volontà, è chiamato outing. A volte viene utilizzato come arma politica, o per sottolineare la differenza tra lo stile di vita personale e pubblica.

Rivelare l'orientamento sessuale può trovare seguito penale. Ad esempio, nel 1957 Liberace denunciò il Daily Mirror per aver insinuato che fosse gay.

L'outing, per la comunità gay, è giustificato solo quando la persona in questione è una figura pubblica coinvolta attivamente nell'opprimere o nel negare i diritti proprio del gruppo di persone a cui loro stessi appartengono. In tali casi la "violenza" dell'outing può essere giustificata dal fine. Durante l'Affare Eulenburg, Brand, il fondatore del primo periodico omosessuale, Der Egene, stampò un pamphlet che descriveva come il cancelliere imperiale era stato ricattato per la sua sessualità e aveva baciato Scheefer a incontri esclusivamente maschili ospitati da Eulenburg, e perciò, essendo gay, era moralmente tenuto a opporsi pubblicamente al paragrafo 175, che ufficializzava la persecuzione degli omosessuali.

E' un argomento su cui si può discutere tantissimo, su cui formulare tesi e antitesi. Personalmente, credo che bisogna ammirare la forza di quanti riescono a vivere tranquillamente la propria sessualità. Forse non occorre nessun coming out. Ma la società è paradossalmente più contenta se lo fai. Perchè ha finalmente pane per i suoi denti. Il mondo è impari, ricordiamocelo. Ritornerò spesso su questi argomenti. Mi pare che il confronto sia l'arma più utile per superare ansie e nevrosi. Che sia costruttivo però...e dibattuto in un bel posto. Non tra privè e codici rossi...

 

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martedì, 26 giugno 2007

Il posto del deserto

Oggi mi sento un po' scosso. Avete presente quando manca la luce per diverse ore ed il nervoso ti sale alle stelle?  Ecco oggi mi sento proprio così. Assomiglio ad un deserto senza stelle, ad un deserto desertificato. Forse mi sento semplicemente senza posto. Ed è grave per me che sono il Presidente di UnBelPosto, vero? Sarà che sono alla ricerca della libertà, sarà a quasi 25 anni sono così indefinito, sarà che il mio deserto è un posto fatto della solita sabbia...

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martedì, 26 giugno 2007

tramonto


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lunedì, 25 giugno 2007

Nel posto dove spuntano le ali...

Spuntano

 

Spuntano i capelli bianchi

a chi ha già veduto abbastanza;

spuntano le mole del giudizio

a chi pensa di sapere tutto;

spuntano le corna

dopo essere stati traditi dall’amore;

spuntano i raggi del sole

per ridestare dalla smania notturna;

spuntano le efelidi sulla pelle

a chi cresce con delicatezza.

Ma spuntano le ali sulle spalle

solo a chi vola sopra le stelle,

dopo avere veduto abbastanza,

anche con un flebile raggio di sole,

la delicatezza della pelle,

il tradimento dell’amore

e l’incoscienza della gente.

Non credo sia un capolavoro, ma qui in UnBelPosto, come ho detto da subito, si accetta ogni cosa. Anche le corna.

 

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lunedì, 25 giugno 2007

Cristina Piga, nel posto del libro

C. Piga - Ho il cancro

Ottimismo e ironia sono gli alleati del malato, le armi con cui Cristina Piga, autrice del libro autobiografico intitolato 'Ho il cancro e non ho l'abito adatto', lotta contro la malattia che l'ha colpita a 45 anni. Nei brevissimi capitoli (Mursia, 88 pagine) del diario, Cristina Piga, nata a Roma, sposata, madre di due figli, avvocato nella pubblica amministrazione, emerge il ritratto di una donna che ha sconfitto il cancro senza rinunciare ad essere se stessa, anche se la malattia inesorabilmente l'ha trasformata fisicamente. Tutto comincia d'estate, alla vigilia della partenza per le agognate vacanze. «Lui, il bastardo è un carcinoma infiltrante, al colon». La diagnosi le viene rivelata brutalmente da un medico. È l'inizio di un viaggio che «nessuno vorrebbe mai fare» raccontato con la capacità di cogliere aspetti tragici e comici della situazione. Con grande umorismo Cristina Piga descrive lo shock della diagnosi (È il 13 luglio, un irritante e imbarazzante fastidio mi porta a fare un controllo.«Sembra un tumore, va tolto subito» è la diagnosi immediata di una dottoressa giovane e bella. Il 15 luglio, l'intervento). Gli amici. «Che cosa è successo? Dove? In che parte del corpo? Ah! Al sedere!». Oppure,«Come te ne sei accorta?». La risposta: «ho un amante, facciamo di tutto, se ne èaccorto lui!». I compagni di chemioterapia. «Che coincidenza. Anch'io ho un tumore al colon. Per me è il terzo. Le darò un sacco di consigli. Sa si riforma. Lei è ancora al primo?». I figli. «Hanno avuto paura e io non l'ho capito. Perchè non mai pensato di morire davvero, roba tipo funerale bara cimitero. Non si muore per un cancro al sedere, come lo si racconta agli altri? Troppo ridicolo e orrendamente inelegante. Bisognerebbe inventarsi delle metastasi più aristocratiche».

Il cancro ti sorprende a proprio piacimento. Può arrivare in estate o in inverno. E può anche arrivare in un bel posto...E' confortante sapere che molti ce l'hanno fatta e che tanti sono sul punto di farcela. Cristina Piga ci regala una storia di ordinaria quotidianeità, dove esiste un sorriso per tutto. E qui in UnBelPosto si accettano tutti i sorrisi del mondo, anche quelli velatamente amari.

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categoria: poesia, vita, sogni

lunedì, 25 giugno 2007

Inaugurazione di un bel posto

Come forse hanno fatto quegli astronauti famosi, anche io conficco la bandiera su questo nuovo territorio. Sono il primo Presidente, autoproclamatosi tale, di UnBelPosto. Solo che mi sto annoiando perchè non ci sono ancora cittadini. O meglio, sono tanti quelli che frequentano ogni giorno questo Paese, ma nessuno si è ancora iscritto all'anagrafe per potere depositare tranquillamente ciò che vuole. Manca ancora tutto qui. Ci sono solo una serie infinita di sogni, pensieri, amori, disperazioni...mamma mia quanta roba! E chi la sistema? Serve aiuto! Sono sicuro che piano piano ogni cosa sarà messa in un bel posto. Possibilmente nel suo, di posto. Intanto, io Presidente di UnBelPosto dichiaro aperte le danze per l'inaugurazione...Chi sa suonare il pianoforte? Chi la chitarra? Chi il flauto traverso? Ecco tagliato il filo...che ognuno entri in un bel posto!

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categoria: poesia, vita, sogni, sessualità

Chi sono

Utente: inunbelposto
Nome: Mavors
Sono ciò che rimane di una lesione. Sono la ferita sempre aperta che mai si rimarginerà. So chi sono io, sono la confusione dei sogni. Sono una scatola di scarpe, rimasta vuota dopo che qualcuno le ha calzate ed è andato via, molto lontano. Sono l'equilibrio che non ha armonia. Sto per compiere 25 anni, ma non mi è bastato un quarto di secolo per capirci qualcosa. Ed eccomi qui ad aspettare il resto della mia vita.


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